{"id":5579,"date":"2024-10-08T21:00:03","date_gmt":"2024-10-08T19:00:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.associazioneculturalefos.org\/scuola\/?post_type=lp_course&#038;p=5579"},"modified":"2025-09-22T00:01:26","modified_gmt":"2025-09-21T22:01:26","slug":"drm-e-creative-commons","status":"publish","type":"lp_course","link":"https:\/\/www.associazioneculturalefos.org\/scuola\/courses\/drm-e-creative-commons\/","title":{"rendered":"DRM e Creative Commons"},"content":{"rendered":"<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"color: #ff0000;\">[NB: il corso presuppone una conoscenza pregressa del diritto d&#8217;autore. I corsisti sono invitati a seguire prima il percorso dedicato a tale argomento, poich\u00e9 la comprensione di DRM e licenze Creative Commons \u00e8 difficile senza tali basi]<\/span><\/p>\n<p>Il corso\u00a0<strong>introduce il concetto di Digital Rights Management (DRM)<\/strong>, spiegando che si tratta di un\u00a0<strong>insieme di sistemi hardware o software, meccanismi e protocolli<\/strong>\u00a0volti a consentire ai detentori di diritti d&#8217;autore un\u00a0<strong>controllo sulle operazioni<\/strong>\u00a0che i fruitori possono compiere su contenuti digitali. Viene anche chiarito che la legge italiana si riferisce ai DRM come\u00a0<strong>&#8220;misure tecnologiche di protezione&#8221; (MTP)<\/strong>. Le criticit\u00e0 associate ai DRM includono la loro\u00a0<strong>difficolt\u00e0 nel considerare eccezioni legali<\/strong>\u00a0e la\u00a0<strong>complessit\u00e0 di replicare limitazioni del mondo analogico in quello digitale<\/strong>. Vengono poi distinte\u00a0<strong>due macrocategorie di DRM<\/strong>: quelli pi\u00f9\u00a0<strong>&#8220;invasivi&#8221;<\/strong>\u00a0che impongono limiti diretti sull&#8217;uso dei file, e i\u00a0<strong>&#8220;social DRM&#8221;<\/strong>, che utilizzano watermark con informazioni sull&#8217;utente senza limitare l&#8217;uso del file.<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Videolezione 1 &#8211; DRM e Creative Commons &#8211; Definizioni<\/strong><\/p>\n<p>La prima parte del corso si concentra sulla comprensione dei <strong>DRM (Digital Rights Management)<\/strong>. L&#8217;acronimo anglofono si riferisce alla &#8220;gestione dei diritti digitali&#8221; o, come preferisce il relatore, alla &#8220;gestione digitale dei diritti&#8221;, poich\u00e9 \u00e8 il modo di gestire i diritti ad essere digitale. I DRM sono definiti come l&#8217;insieme di <strong>sistemi (hardware o software), meccanismi e protocolli che consentono ai titolari di diritti d&#8217;autore e diritti connessi di controllare le operazioni effettuabili dagli utenti in un contesto digitale<\/strong>. Viene fornito un esempio storico di DRM implementati nei CD musicali di fine anni &#8217;90\/primi 2000, che impedivano la riproduzione su alcuni dispositivi (come i masterizzatori di computer) per prevenire la copia abusiva, generando problemi per i consumatori.<\/p>\n<p>La legge italiana sul diritto d&#8217;autore non usa il termine DRM, ma si riferisce a queste tecnologie come <strong>&#8220;misure tecnologiche di protezione&#8221; (MTP)<\/strong>, regolamentate dagli articoli 102-sexies e 102-septies della legge 633\/1941.<\/p>\n<p>Le <strong>criticit\u00e0 nell&#8217;applicazione dei DRM<\/strong> includono:<\/p>\n<ul>\n<li>Essendo automatismi, <strong>non riescono a considerare le varie eccezioni e controeccezioni tipiche del diritto d&#8217;autore<\/strong>, che richiedono sensibilit\u00e0 giuridica.<\/li>\n<li>Cercano di <strong>ricreare nel mondo digitale gli stessi limiti ed effetti del mondo analogico<\/strong> tramite artifici giuridici e tecnologici, cosa che pu\u00f2 apparire paradossale nell&#8217;era digitale. Un esempio \u00e8 il <strong>prestito digitale nelle biblioteche<\/strong>, dove i DRM vengono usati per simulare la scarsit\u00e0 delle copie fisiche, che naturalmente non esisterebbe con i file digitali.<\/li>\n<\/ul>\n<p>I DRM possono essere classificati in due macrocategorie:<\/p>\n<ol>\n<li><strong>DRM pi\u00f9 invasivi (sistemi anticopia):<\/strong> Implementano limitazioni sull&#8217;utilizzo dei file e sulle possibilit\u00e0 di farne copie o distribuzioni (es. DRM di Adobe o Ridium LS per ebook).<\/li>\n<li><strong>Social DRM:<\/strong> Non limitano l&#8217;utilizzo, ma <strong>inseriscono watermark<\/strong> (filigrane virtuali) con informazioni sull&#8217;utente, sulla fonte o sulla licenza, rendendo identificabile la provenienza di un file diffuso al di fuori della cerchia autorizzata.<\/li>\n<\/ol>\n<hr \/>\n<p><strong>Videolezione 2: DRM: le norme italiane<\/strong><\/p>\n<p>Questa lezione approfondisce le <strong>norme italiane<\/strong> relative alle MTP. Viene fatto un richiamo anche alla normativa americana (DMCA e Fair Use), data l&#8217;influenza delle piattaforme USA nella gestione dei contenuti.<\/p>\n<p>L&#8217;<strong>Articolo 102-sexies<\/strong> della legge sul diritto d&#8217;autore stabilisce che i titolari di diritti possono apporre <strong>misure tecnologiche di protezione efficaci<\/strong> che impediscano o limitino atti non autorizzati. L&#8217;efficacia di tali misure \u00e8 considerata quando l&#8217;uso dell&#8217;opera \u00e8 controllato tramite un dispositivo di accesso o un procedimento di protezione (come la cifratura o la distorsione) o limitato da un meccanismo di controllo delle copie.<\/p>\n<p>L&#8217;<strong>Articolo 102-septies<\/strong> riguarda le <strong>&#8220;informazioni elettroniche sul regime dei diritti&#8221; (CMI &#8211; Copyright Management Information in inglese)<\/strong>. Si tratta di metadati inseriti nei file o visibili come filigrana che identificano l&#8217;opera, l&#8217;autore, il titolare dei diritti, e possono contenere indicazioni sui termini o le condizioni d&#8217;uso. La rimozione di queste informazioni \u00e8 di per s\u00e9 una violazione del diritto d&#8217;autore.<\/p>\n<p>Viene discusso il <strong>ruolo delle CMI nelle cause legate all&#8217;Intelligenza Artificiale generativa<\/strong>, dove gli attori (es. case editrici) lamentano che i sistemi AI non solo utilizzano i loro contenuti per l&#8217;addestramento senza licenza, ma rimuovono anche le informazioni sul copyright dagli output generati. Il DMCA americano del 1998 vieta sia di fornire CMI false sia di rimuovere o alterare intenzionalmente le CMI con l&#8217;intento di indurre o facilitare una violazione. Anche in questo ambito, esistono eccezioni per bilanciare i diritti degli autori e degli utilizzatori. Viene anche menzionata la possibilit\u00e0 di esercitare un &#8220;opt-out&#8221; per l&#8217;addestramento dei sistemi AI, che si qualifica come informazione sul regime dei diritti.<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Videolezione 3: Licenze CC: quadro teorico<\/strong><\/p>\n<p>Questa parte introduce le <strong>licenze Creative Commons (CC)<\/strong>, presentando il loro quadro teorico e storico. Si posizionano come un&#8217;opzione intermedia tra il rigido copyright (tutti i diritti riservati) e il pubblico dominio (nessun diritto riservato), dove l&#8217;autore sceglie di rilasciare l&#8217;opera con un regime di maggiore libert\u00e0.<\/p>\n<p>Il concetto di &#8220;licenza&#8221; deriva dal latino <em>licere<\/em> (essere lecito) e indica un permesso o un&#8217;autorizzazione data dal titolare del diritto a qualcun altro.<\/p>\n<p>La storia delle licenze aperte parte dal mondo del <strong>software libero<\/strong>, con la <strong>GNU GPL (General Public License)<\/strong> creata da Richard Stallman ed Eben Moglen nel 1989. Queste licenze sfruttano lo strumento del copyright per liberare gli utilizzi delle opere. <strong>Lawrence Lessig<\/strong>, un giurista visionario, ha teorizzato la necessit\u00e0 di rivisitare il copyright nel 2001-2002 e ha fondato Creative Commons per fornire agli autori strumenti per diffondere liberamente le loro opere. Le licenze CC sono <strong>neutrali<\/strong> e applicabili a diverse opere creative (testi, musica, immagini, video), escludendo generalmente il software (per cui esistono licenze specifiche) e gestendo le banche dati con versioni aggiornate per via del diritto <em>sui generis<\/em>.<\/p>\n<p>\u00c8 fondamentale applicare una licenza aperta se si desidera che un&#8217;opera circoli liberamente, perch\u00e9 <strong>le opere ricadono automaticamente sotto copyright<\/strong> e, senza indicazioni esplicite, gli utenti dovrebbero agire con prudenza come se l&#8217;opera fosse &#8220;tutti i diritti riservati&#8221;. Le licenze CC si distinguono dal <strong>pubblico dominio (CC0)<\/strong>. Il CC0 implica una rinuncia totale ai diritti (un &#8220;pubblico dominio artificiale&#8221;), mentre le licenze CC mantengono il titolare come licenziante, che autorizza specifici utilizzi a determinate condizioni (&#8220;permessi condizionati&#8221;). Tutte le licenze Creative Commons, eccetto il CC0, richiedono almeno l&#8217;<strong>attribuzione della paternit\u00e0<\/strong> (clausola &#8220;Attribution&#8221;), poich\u00e9 gli autori desiderano un riconoscimento intellettuale.<\/p>\n<p>Le licenze CC sono <strong>pubbliche<\/strong>, nel senso che sono rivolte a un pubblico indefinito e non richiedono un accordo bilaterale. Esse <strong>si basano e si muovono all&#8217;interno dei confini del diritto d&#8217;autore<\/strong>, non sono un&#8217;alternativa ad esso. Il loro motto \u00e8 <strong>&#8220;Alcuni diritti riservati&#8221; (<em>Some Rights Reserved<\/em>)<\/strong>, creando una scala di &#8220;sfumature di open&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Wikipedia<\/strong> \u00e8 citata come un esempio emblematico dell&#8217;applicazione delle licenze open; inizialmente usava la GNU FDL e dal 2009 \u00e8 passata alla <strong>Creative Commons Attribution-ShareAlike (CC BY-SA)<\/strong>.<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Videolezione 4: Licenze CC: come funzionano<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;ultima lezione \u00e8 operativa, spiegando come applicare le licenze CC alle proprie opere e come trovare e riutilizzare correttamente opere con tali licenze. Le licenze CC combinano <strong>quattro clausole base (ingredienti)<\/strong>:<\/p>\n<ol>\n<li><strong>Attribution (BY):<\/strong> Richiede sempre l&#8217;attribuzione della paternit\u00e0 all&#8217;autore. \u00c8 sempre presente in tutte le sei licenze CC.<\/li>\n<li><strong>NonCommercial (NC):<\/strong> Non consente utilizzi prevalentemente commerciali dell&#8217;opera (simbolo del dollaro barrato).<\/li>\n<li><strong>NoDerivatives (ND):<\/strong> Non consente la creazione di opere derivate o rielaborazioni creative (es. remix, traduzioni, adattamenti) (simbolo dell&#8217;uguale).<\/li>\n<li><strong>ShareAlike (SA):<\/strong> Se vengono create opere derivate, devono essere rilasciate sotto la stessa licenza dell&#8217;opera originale. Questo meccanismo, detto &#8220;copyleft conservativo&#8221;, \u00e8 circolare e garantisce che le libert\u00e0 concesse si mantengano (simbolo di una C rovesciata a forma di freccia). \u00c8 la licenza di Wikipedia.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Le sei licenze Creative Commons derivano dalla combinazione di queste clausole, con BY sempre presente e ND e SA che non possono coesistere. Viene introdotto anche il <strong>CC0<\/strong>, che \u00e8 una scelta pi\u00f9 radicale di rinuncia totale all&#8217;esercizio dei propri diritti d&#8217;autore, liberando completamente l&#8217;opera ma perdendo ogni controllo.<\/p>\n<p>Le <strong>sei licenze CC<\/strong>, ordinate dalla pi\u00f9 libera alla pi\u00f9 restrittiva, sono:<\/p>\n<ol>\n<li><strong>CC BY<\/strong> (Attribution)<\/li>\n<li><strong>CC BY-SA<\/strong> (Attribution-ShareAlike)<\/li>\n<li><strong>CC BY-ND<\/strong> (Attribution-NoDerivatives)<\/li>\n<li><strong>CC BY-NC<\/strong> (Attribution-NonCommercial)<\/li>\n<li><strong>CC BY-NC-SA<\/strong> (Attribution-NonCommercial-ShareAlike)<\/li>\n<li><strong>CC BY-NC-ND<\/strong> (Attribution-NonCommercial-NoDerivatives)<\/li>\n<\/ol>\n<p>Per <strong>pubblicare opere con licenze Creative Commons<\/strong>, ci sono due strade principali:<\/p>\n<ol>\n<li><strong>Piattaforme preconfezionate:<\/strong> Servirsi di piattaforme come YouTube (che offre solo CC BY), Vimeo (offre tutte le opzioni CC), Flickr, Wikipedia, Wikimedia Commons, Zenodo. Queste piattaforme gestiscono l&#8217;inserimento dei metadati della licenza durante il caricamento.<\/li>\n<li><strong>Siti web con gestione HTML:<\/strong> Utilizzare il &#8220;License Chooser&#8221; del sito Creative Commons, che genera un codice HTML\/XML da inserire nel footer o nel codice sorgente della pagina web. Questo permette ai motori di ricerca di identificare la licenza.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Per <strong>trovare opere con licenza Creative Commons<\/strong>, si possono utilizzare:<\/p>\n<ol>\n<li>Un <strong>motore di ricerca specifico di Creative Commons<\/strong>.<\/li>\n<li>I <strong>filtri di Google Immagini (o altri motori di ricerca)<\/strong>, selezionando &#8220;Strumenti&#8221; -&gt; &#8220;Diritti di utilizzo&#8221; e scegliendo &#8220;Licenze Creative Commons&#8221;. Si raccomanda vivamente di non prendere immagini da Google Immagini senza verificare i diritti, poich\u00e9 la maggior parte potrebbe essere soggetta a copyright.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Infine, si consiglia di usare le <strong>versioni pi\u00f9 aggiornate delle licenze Creative Commons (come la 4.0)<\/strong>, specialmente per le banche dati e gli open data, e di non utilizzarle per il software, per cui esistono licenze specifiche. Il corso stesso, comprese le slide, \u00e8 rilasciato sotto licenza CC BY-SA 4.0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il corso sul DRM e le Creative Commons \u00e8 tenuto dal giurista e avvocato Simone Aliprandi e si sviluppa in quattro videolezioni.<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":5559,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","course_category":[29],"course_tag":[],"class_list":["post-5579","lp_course","type-lp_course","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","course_category-copyright","course"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalefos.org\/scuola\/wp-json\/wp\/v2\/lp_course\/5579","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalefos.org\/scuola\/wp-json\/wp\/v2\/lp_course"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalefos.org\/scuola\/wp-json\/wp\/v2\/types\/lp_course"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalefos.org\/scuola\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalefos.org\/scuola\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5579"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalefos.org\/scuola\/wp-json\/wp\/v2\/lp_course\/5579\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6027,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalefos.org\/scuola\/wp-json\/wp\/v2\/lp_course\/5579\/revisions\/6027"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalefos.org\/scuola\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5559"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalefos.org\/scuola\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5579"}],"wp:term":[{"taxonomy":"course_category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalefos.org\/scuola\/wp-json\/wp\/v2\/course_category?post=5579"},{"taxonomy":"course_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalefos.org\/scuola\/wp-json\/wp\/v2\/course_tag?post=5579"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}